casatiedd amma cucenà

Casatiedd dolce con criscito e atmosfere di Venerdì Santo

“Alleluja, alleluja, pigghie u casatiedd e fuje…. Fuje in procidano significa “scappa”. Fuje era la mia esortazione mentale per tutte le volte in cui si sparavano i botti alle processioni o la notte di San Silvestro e io ne avevo ancora paura.

C’era una processione, però, dove i botti non si sparavano. C’è, ancora oggi, una processione dove i botti non si sparano e non si spareranno mai. Ci sono altri rumori, altri suoni che non fanno paura ai bambini ad accompagnare il più solenne dei cortei procidani. Echi che sanno di morte, ma anche di speranza, di vita che sta per rinascere come la primavera. È una processione quella del Venerdì santo procidano, in parte, zittita solo dalla pandemia.

La tromba e il tamburo in apertura della Processione del Venerdì Santo (2011)

La tromba e il tamburo annunciano il passaggio dei misteri per le strade strette del centro dell’isola. È tutta una discesa sotto il peso del legno e della cartapesta, dalla Terra Murata fino al porto di Marina Grande. La sfilata di quelle tavole di legno è lunga, per lo più silenziosa dopo la tromba e il tamburo di apertura…

Si sentono più che altro gli “alza” e i “terra” dei ragazzi che sollevano e poggiano i misteri sui basoli o l’asfalto. Non mancano, ogni tanto, le voci dei bambini in processione o di qualche mamma ai bordi della strada “aggiustati il cappuccio!” “mangia un biscottino!”. Il cigolio di una corda con Giuda appis a cercul penzolone. La campanella al collo di una capretta sull’Arca di Noè. Man mano che la processione si avvia verso gli ultimi misteri, il silenzio si fa più fitto e viene interrotto solo dal suono di catene pesanti trascinate sui basoli.

“Fratelli” con catene (Processione del Venerdì Santo a Procida, edizione 2016) – Foto by @cucenellista

Seguono, voci di qualcuno che cerca di attirare dolcemente l’attenzione di un angioletto, canti per accompagnare l’addolorata e il suo fazzoletto bianco agitato nel vento dal trasporto e la discesa. Una lacrima sul volto di mia madre viene intonata solennemente dalla banda musicale per scortare e avvolgere di tristezza condivisa la statua del Cristo Morto quando il sole inizia già a essere alto sul giorno di lutto e festa dell’isola flegrea. Il Cristo viene portato dalla Congrega dei Turchini fino a Terra Murata prima della processione, all’alba del Venerdì Santo. Proprio in quello stesso momento, c’è chi inforna i casatieddi rimasti a crescere sotto una coperta di lana tutta la notte – per l’isola, è quella la notte più lunga dell’anno. Saranno casatielli da regalare entro Pasqua, oppure quelli da mangiare come dolce a pranzo dopo la cortissima messa della domenica di Pasqua, da cui ha origine il detto Alleluja, alleluja pigghie u casatiedd e fuie*. C’è chi porta il casatiedd con le fave a Pasquetta. A Venerdì Santo i casatielli si infornano, ma non si mangiano, pecché ce sta a ‘ssogna e fin a dummenec nun s’adda mangià a carn**.

Quando ero piccola ricordo il vivace scambio di opinioni sulla lievitazione dei rispettivi casatielli tra mia madre e la nostra cara vicina del piano di sopra “È criusciut? N’è crisciut?” “Comme ua fa? A me n’è crisciut nient!U casatiedd adda cresce**, fino a ricoprire completamente le uova sode che poi spunteranno fuori a sorpresa dopo alcuni bocconi di questo tipico dolce procidano.

U casatiedd prucedan è antichissimo protagonista della tradizione dolciaria isolana. Insieme alle più moderne lingue di bue, è forse questo il dolce più caratteristico dell’identità di Procida. Altrettanto antica è la ricetta proposta qui di seguito, di mia nonna paterna e prima ancora della mia bisnonna.

Ingredienti per il criscito (per l’impasto indicato, con 1 kg di farina)

  • 300 g di farina
  • 1 cubetto di lievito
  • 200 g (o poco più) d’acqua
  • Un pizzico di sale
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Ecco il criscito (lievito madre), ben lievitato – Foto by @cucenellista

Ingredienti per 2 casatielli di normale grandezza

  • 1 kg di farina
  • 400 g di zucchero
  • 300 g di strutto
  • 10 uova
  • 1 bicchierino di liquore (Strega o Limoncello)
  • La scorza di un limone grattugiata
  • Uova a piacere (intere e col guscio) per decorazione interna

Procedimento

Innanzitutto preparare il criscito:  fare un piccolo impasto come si fa per la pizza o il pane con gli ingredienti indicati e lasciarlo riposare almeno 24 ore.

Per il casatiedd, è importante precisare che ci sono due fasi, anche denominate 2 impasti (in procidano “u primm ‘mpast e u second ‘mpast”).

Per il primo impasto, in un recipiente profondo, mettere 3 uova, 3 cucchiai di zucchero e il criscito lievitato 24 ore. Amalgamare il tutto con una frusta elettrica. Lasciar riposare in un luogo caldo per almeno 12 ore, dopo aver coperto il recipiente prima con una pellicola poi con una coperta di lana. Dopo un po’, bisogna verificare la presenza di bollicine e l’aumento di volume dell’impasto.

Passiamo al secondo impasto. Per questa fase, utilizzare il resto dello zucchero (400 g a cui vanno sottratti i 3 cucchiai usati nel 1° impasto) e 7 uova. Aggiungere una manciata di farina. A questo punto, sempre impastando, aggiungere il 1° impasto, poi lo strutto e tutta la farina.

Intanto preparare le uova sode e raffreddarle lasciandole qualche minuto in acqua fredda: 2 o 3 per casatiello. Verranno aggiunte quando l’impasto sarà versato nelle teglie, prima della lievitazione finale.

Per finire aggiungere il bicchierino di liquore e la scorza di un limone grattugiato. Quando il composto è ben amalgamato, ricoprire con uno strato di strutto i recipienti dove i casatieddi verranno messi a crescere e poi infornati. Si tratta in genere di stampi per ciambellone.

Casatiello in crescita sotto la coperta – Foto by @cucenellista

Adesso viene il bello… I casatieddi si devono mettere a lievitare, anna cresc, coperti prima con una tovaglia da tavola, poi con una coperta di lana: devono stare caldi.

Quann so’ crisciut – dopo circa 12 ore – infornarli in forno preriscaldato a 180° per una ventina di minuti. Non aprire mai il forno, per controllare la cottura, dopo 20 minuti, adoperare uno spaghetto per verificarla. Il casatiedd deve essere ben dorato.

Casatiedd in fase di decorazione – Foto by @cucenellista

Per decorare u casatiedd, preparare uno sciroppo con acqua fredda, limoncello e un cucchiaino di zucchero. Prendere un pennello e spalmare questo liquido sui casatieddi appena sfornati. Mentre si spennella il dolce con una mano, con l’altra mano distribuire i confettini su tutta la superficie. Completare la decorazione con una spolverata di zucchero semolato.

De vuelta y vuelta (2001) è la colonna sonora che mi viene in mente per questo casatiello in tempi di seconda Pasqua di pandemia, con una “primavera que no llega” o che stenta ad arrivare. Verranno primavere e tempi per casatielli migliori

 Alleluja, alleluja pigghie u casatiedd e fuie* : Alleluja, Alleluja, prendi il casatiello è scappa.

Pecché ce sta a ‘ssogna e fin a dummenec nun s’adda mangià a carn**: Perché c’è lo strutto e fino a domenica (di Pasqua) non si deve mangiare carne.

È criusciut? N’è crisciut?” “Comme ua fa? A me n’è crisciut nient!U casatiedd adda cresce** *“È lievitato? N’è lievitato?” “Come devo fare? Il mio non è lievitato per niente!” Il casatiello deve lievitare.

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