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Santa Candida e i sapori di Ventotene

A un certo punto, da bambina già grandicella, scopri che nella tua geografia genealogica non ci sono una, due ~ per essere precisi anche tre ~ ma ben quattro isole. Il procidano è sempre stata la tua lingua. Ma poi, col dialetto della nonna, imparato imitando le sue parole e cadenze, ti sei accorta dell’esistenza di racconti di altre terre, di altri mari, altri sapori. È così che si viene a conoscenza delle storie di altri santi.

Prima di arrivare su questa quarta isola genealogica, guardando sulla sinistra, ci si imbatte nel primo santo, tanto ingombrante quanto bello e tenebroso. Santo Stefano.

L’isola di Santo Stefano vista dai giardini del Museo archeologico di Ventotene – Foto by @cucenellista

L’isola della leggerezza delle gite in barca di quando si era bambini. L’isola della pesantezza di un tempo, percepita col senno di poi, di due occhi sempre addosso, dei muri alti tutto intorno e degli scheletri delle brande di metallo con il buco in mezzo.  

Ho messo piede a Ventotene per la prima volta quando avevo 8 anni. Era la festa di Santa Candida. All’epoca si accedeva all’isola solo via Formia, coi ferruginosi traghetti-carretta Nereide, poi Cuma. E c’era tanto mare spesso agitato prima di approdare su quel puntino lontano, che poi diventava macchia, striscia sul mare e finiva in un’isola di grotte e vasche del porto, salite a zig-zag, una chiesa e una piazza, una piazza e un castello, 3 spiagge all’epoca accessibili anche via terra. E poi tanti campi su una punta. Le rovine di una villa per una figlia ribelle e un cimitero sull’altra punta.

ventotene amma cucenà
Le rampe e la chiesa viste dalle vasche naturali sugli scogli vicino al faro. La foto dovrebbe essere del 2008, l’ultima volta in cui ero stata a Ventotene prima di ritornarci quest’estate ad agosto con mia madre – Foto by @cucenellista

Ci tornavo spesso a Ventotene. Con mia madre, con mia nonna, con mio cugino, con i miei zii, con mio fratello, con altri cugini. Stavamo da una sorella o un fratello della nonna. Ci si adattava, ci si stringeva, liett astritt cocchet mmiez, arò mangian 5 mangian pur 8, pur riec e pur rurec*. “Andare in vacanza riec e nuje rint **a na stanza” era la canzone di Tony Tammaro su Scalea. Noi la inscenavamo a Ventotene. Erano le estati del sett ott ‘e nuje*** e anche di più. Si condividevano spazi e risate, qualche litigata tra bambini e ci si divertiva.

Si tornava spesso a Ventotene, soprattutto per Santa Candida.

Da allora, a settembre, anche da lontano, per 10 giorni si guarda sempre il calendario immaginando la sagoma di quella bella santa tra i fiori su una barca.

Santa Candida: le origini, la festa

Secondo quanto narra la leggenda, nel IV secolo, durante le persecuzioni dei cristiani, Cartagine venne rasa al suolo e una giovane donna del posto, di nome Candida, venne deportata a Roma insieme ad altri cristiani. La giovinetta fu poi torturata e martirizzata a Ponza e il suo corpo fu gettato in mare e ritrovato a Ventotene, presso la spiaggetta del Pozzillo, il 20 settembre. Nel 1774 i borboni costruirono la chiesa dell’isola e la dedicarono proprio alla giovane martire, quale Santa Patrona dei pescatori e dei contadini.**** 

Il 10 settembre c’è una messa solenne di mattina e la statua viene portata sulle scale della chiesa rosa per una benedizione, seguita da mortaretti e lancio ro’ pallon.

Santa Candida 2020 - amma cucenà
Santa Candida la mattina del 10 settembre 2020 – La foto è stata scattata da Raimondo Lubrano Lavadera (mio zio) ed è stata ridimensionata dalla @cucenellista per rispettare il formato classico delle foto su Amma Cucenà

Quel giorno, inizia la novena e ogni sera, dopo la messa, al ritmo di “uè uè o pallò” partono le mongolfiere pe’ ciel assai luntan*****. Sono colorate, disegnate. Sono leggere, illuminate dal fuoco dello “stuppacchio”****** infiammato che le fa prendere il volo e dall’entusiasmo dei ragazzi. Loro le disegnano, le costruiscono, le dipingono, poi le lanciano. La tradizione della creazione e lancio delle mongolfiere durante tutti i festeggiamenti di Santa Candida, importata sull’isola verso la metà del 1800, pare sia di origine napoletana. 

Il più delle volte c’è anche la banda musicale ad accompagnare il volo serale delle mongolfiere. Poi la banda, soprattutto di sera o la mattina del 10 o del 20, dopo la messa, si piazza davanti alla posta con la buca antica tutta di marmo e suona ‘O surdat ‘nnammurat’, Quann mammet t’ha fatt, ‘Yellow Submarine, Lily Kangy (Caro bebè), Torero, Obladi obladà, Rosamunda. È una gioia di mani che battono per tenere il tempo, un tripudio di danze improvvisate e multigenerazionali. 

Video che ritrae la banda di Ventotene davanti all’ufficio postale – registrato il 10 settembre 2013 da Giuseppe Mulas

Tra una suonata e una ballata, arrivano i giorni clou della festa: 18, 19 e soprattutto il 20 settembre. Ci stanno i cantanti a mmiez a torre*******, il posto delle chiacchierate estive tra anziani su panchine e sedie portate da casa e l’area giochi al naturale preferita dai bambini.

I cuncert e cuncertin, spesso e volentieri accompagnati da tarantelle, trenini e girotondi, coronano sempre la fine dell’estate a Piazza Castello e precedono i fuochi pirotecnici sul mare per la fine dei festeggiamenti di Santa Candida.

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Piazza Castello, con l’edificio che oltre a ospitare il Museo archeologico, è anche sede del municipio dell’isola – Foto by @cucenellista

I fuochi io me li ricordo sparati da vari punti del porto nuovo e da Cala Rossano e noi li abbiamo sempre guardati lato chiosco (Il Gabbiano), dove si va a prendere posto subito dopo l’ultima canzone dell’ultimo cantante della festa.

La sera del 19, per le feste di un tempo, ricordo sempre cantanti degli anni 60 o 70… S’araprev u cascion******** e sul palco spuntava l’Iva Zanicchi, l’Edoardo Vianello, l’Ivan Cattaneo o il Pupo di turno.

La sera di Santa Candida, invece, quella del 20, era dedicata alle canzoni classiche napoletane… Per almeno un paio di edizioni degli anni ‘90, le ricordo affidate al vocione di Antonello Rondi, col bis sempre su “Simm ‘e Napul paisà”.

Il 19 poi, vigilia di Santa Candida, è sempre stato anche il giorno dedicato ai giochi, la mattina in piazza Castello per i bambini, il pomeriggio al porto, sotto le rampe, per gli adulti.

Ricordo la gara di nuoto Santo Stefano-Ventotene, la sfida tra i mangiatori di spaghetti col peperoncino, con le mani legate dietro la schiena, il tiro alla fune e, dulcis in fundo, il concorso della mongolfiera più bella.

o pallon mongolfiera di ventotene - foto amma cucenà
Foto di una foto cartacea che avevo scattato negli anni ’90, durante la gara delle mongolfiere del 19 settembre – Foto by @cucenellista

Per l’edizione 2020, sia i giochi sia la processione di Santa Candida non si sono svolti per via delle misure sanitarie da rispettare per la pandemia covid. Dev’essere stata una Santa Candida strana. Da lontano, si era più malinconici del solito.

La banda mattutina e il Giardino di Candida e famiglia

Il 20 settembre a Ventotene è nu juorn r fest ca par Natal*********. La mattina, tutta l’isola si sveglia al suono della batteria di fuochi della Diana********** delle 6h30. Alle 7h, la banda musicale di Ventotene, accompagnata da abitanti e turisti, gira casa per casa e omaggia tutte le donne di nome Candida. Ad aspettare l’allegra e danzante brigata mattutina, un rinfresco con dolci e bibite nei cortili delle case visitate e anche del ristorante Il Giardino: la signora che cucina lì festeggia l’onomastico. Il ristorante è gestito da lei (lo chef) dal marito e dai figli. Aiuti non mancano sia in cucina che tra i tavoli e l’atmosfera è un’armonia familiare e sofisticata, elegante e calorosa. L’imperativo “amma cucenà” è eredità dei nonni dei figli di Candida, Vincenzo e Nannina, che un tempo ospitavano al Giardino i cacciatori e cucinavano per i primi turisti sull’isola.

Quest’estate, dopo tanti anni, sono tornata con mia madre a Ventotene ad agosto. Siamo tornate anche al Giardino. Osservando il menù, si può notare l’attenzione per le materie prime: la terra e il mare dell’isola, secondo le stagioni, dettano il tempo di una cena o di un pranzo in questo incantevole ristorante. Le tipiche lenticchie di Ventotene, ad esempio, si possono trovare in più di una pietanza, come in una semplice e tradizionale zuppa o in un originalissimo purpetiello con scarole e lenticchie. Il mare bagna i tavoli del Giardino attraverso vari piatti, come il merluzzo marinato agli agrumi, le linguine con crostacei o al dentice marinato e altre prelibatezze.

A questo giro, io sono riuscita ad assaggiare un antipasto e un primo.

fiori di zucca il giardino ventotene - amma cucenà
Ecco i fiori di zucca fritti in tempura tra le scelte degli antipasti del Giardino a Ventotene – Foto by @cucenellista

L’antipasto erano i fiori di zucca ripieni di ricotta al pecorino fritti in tempura, serviti su un letto di delicatissimo purè di patate, con due pomodorini confit ricoperti di pesto di capperi a fianco.

La frittura era perfetta e il sale della ricotta al pecorino si sposava a meraviglia col sapore leggermente dolce del fiore di zucca.

Come primo, invece, ho ordinato un’originalissima e saporitissima minestra di pasta mista e pesci di scoglio.

Minestra di pasta mista di pesce il giardino amma cucena
La buonissima minestra di pesce con la pasta mista, una delle specialità di mare del Giardino – Foto by @cucenellista

Il ristorante offre un’interessante scelta anche tra i secondi, soprattutto di pesce, e tra i dolci. 

Se tornassi al Giardino per un secondo, sarei molto incuriosita da un calamaro ripieno di scarola, pinoli e uvetta o dal pesce croccante con zucchine alla scapece. Per il dolce, invece, visto che sono fissata col pistacchio, mi orienterei senza esitare verso l’assoluto di pistacchio di Bronte. Chi ha voglia di consultare l’attuale menù del Giardino, può farlo qui.

Ma torniamo alle mattinate degli anni passati, del giorno 20 dedicato a Santa Candida. Dall’uvetta del ripieno del calamaro del Giardino all’Uva fogarina, il passo nella memoria è corto. Rientrando a casa di una zia che ci ospitava, dopo il giro mattutino con la banda, “O com’è bella l’uva fogarina” era il ritornello che si sentiva a palla nell’androne delle scale. Anche la vicina dirimpettaia della zia festeggiava il suo onomastico con musica mattutina e il tormentone del diridindindi diridindindin dell’uva fogarina ci accompagnava fino a sopra il traghetto di ritorno a Formia e talvolta anche sul Napoli-Procida: non era difficile ritrovarsi a fischiettare o canticchiare questa arietta di inizio autunno fino a ottobre inoltrato.  

I ricordi di Pascone di un tempo e il cibo a Km 0 dei 5 tomoli di oggi

Sempre il 20 settembre, la Statua di Santa Candida in piedi su una barca viene portata in processione per le strade dell’isola alle 17h, accompagnata dalla fedelissima banda, al suono dell’inno a lei dedicato e di altre musiche da processione.

Santa Candida in uscita dalla chiesa per iniziare la processione del 20 settembre. La barca è addobbata con “i gigli ‘ra vennegna” (quelli rosa) e da gladioli rossi. Si tratta della foto di una mia foto cartacea degli anni ’90 – Foto by @cucenellista

Due sono i momenti più suggestivi del corteo: la discesa lungo la strada sovrastante il Pozzillo, dove la giovane Candida fu ritrovata senza vita, e l’arrivo al porto nuovo all’imbrunire, tra le luci e le sirene delle barche, del traghetto, dell’aliscafo e della motonave della capitaneria.

Suggestiva sintesi dei momenti salienti della festa di Santa Candida, con lancio di diverse mongolfiere e processione – Video realizzato nel 2017 da Akire 78

La processione per intero io riesco a vederla da quando avevo 12 anni, perché prima volevo fuggire da botti e mortaretti, immancabile sottofondo di tutte le processioni made in sud. Mia madre, santa pacienz rinunciava anche lei alla sfilata di Santa Candida per le strade del paese e mi portava lontano dal centro, a Punta dell’Arco e ‘ncopp Pascon per aiutarmi a evitare quei rumori per me troppo forti. Una sua cugina più piccola di me ci accompagnava. Non so se perché molto affezionata a mia madre o perché di processioni ne aveva già viste tante. La prima ragione mi sembra più plausibile e la sua presenza rendeva quelle passeggiate più gioiose e mi faceva sentire ancora più capita e consolata nella mia paura di bambina: i mortaretti in lontananza erano solo nuvolette di fumo, si perdevano tra quelle vere del cielo e io mi sentivo più sicura.

Anche quest’estate io e mia madre ci siamo ritrovate ‘ncopp Pascone. Si tratta di un posto isolato e bello a Ventotene, reso ancora più piacevole grazie alla calorosa accoglienza di Mattia e Nicole durante gli apericena presso l’azienda agricola I Cinque Tomoli ( da seguire su Facebook e instagram).

Tramonto visibile dall’azienda agricola Cinque Tomoli a Pascone – Foto by @cucenellista

Anche dietro la creazione di questo posto incantato c’è lo zampino di un nonno ventotenese: nonno Ugo, il nonno di Mattia.

Mattia, grazie a suo nonno, conosce tutte le stagioni e le fasi lunari più propizie per la semina, coltiva lenticchie e altre prelibatezze adatte al suolo dell’isola, alleva galline che razzolano libere nel verde e, soprattutto, accoglie chi vuole ammirare un tramonto di sole rosso nel mare mangiando cibo genuino, preparato con estrema cura e verdure di stagione a chilometro 0.

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Lo spazio dei Cinque Tomoli adibito all’accoglienza dei partecipanti agli apericena è arredato con gusto. La cura per i dettagli rende il luogo caloroso e accogliente – Foto by @cucenellista

Chi ha la fortuna di partecipare a un apericena dei Cinque Tomoli sarà sorpreso dalle portate svelate la sera stessa e si lascerà incuriosire dal menù raccontato gradualmente da Mattia e Nicole.

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Bruschette dell’antipasto della cena dei Cinque Tomoli la sera in cui siamo capitate io e mia madre – Foto by @cucenellista

La sera in cui mia madre e io siamo state accolte a un tavolo dei Cinque Tomoli, abbiamo avuto l’onore di assaggiare un antipasto composto da due ottime bruschette – una con pomodori e capperi, l’altra con crema di peperoni – salvia fritta in pastella, fagiolini, peperoni sott’olio, melanzane grigliate e un delicato purè di patate viola profumato con la salvia (vedi foto copertina del post by @cucenllista).

Zuppa con lenticchie di Ventotene coltivate nell’azienda agricola Cinque Tomoli. Si tratta del legume tradizionale per eccellenza sull’isola. Per saperne di più, consiglio la lettura di questo post su AmoVentotene – Foto by @cucenellista

Ci è stata servita, poi, una deliziosa zuppa di lenticchie tra l’antipasto e il piatto principale, quest’ultimo formato da un buonissimo (e incredibilmente digeribile anche di sera) puparuol ‘mbuttunet*********** e una sorprendente polpetta di melanzane avvolta in una foglia di radicchio.

peperoni mbuttunati e radicchio foto by amma cucena
Puparuol ‘mbuttunet e involtino fatto con una foglia di radicchio, con cuore di polpetta di melanzane – Foto by @cucenellista

Per dessert, ci è stata proposta una crostata dai sapori molto equilibrati, al cioccolato con pere caramellate e granella di nocciole. Nicole, dedita alle preparazioni di torte, crostate e altre delizie dolciarie, ci ha raccontato di aver imparato la ricetta della pasta di questo buonissimo dolce in Portogallo. 

dolci dei cinque tomoli amma cucena
Fetta di crostata con cioccolato, pere caramellate e granella di nocciole – Foto by @cucenellista

L’apericena si è concluso con un digestivo originale, ma dal sapore antico: il liquore di gelso rosso.

Come per il Giardino, spesso, anche dietro ai piatti dei Cinque Tomoli ci sono le mani e il cuore di una mamma: ce lo ha confessato orgoglioso Mattia, mentre degustavamo estasiate la polpetta di melanzane avvolta nella foglia di radicchio.  

Per una pizza, un gelato o una granita, senza dimenticare i souvenir e il tutto per la casa

Dopo Pascone, passiamo a Cala Nave e al ricordo della pizza in onore di questo posto assaggiata sempre quest’estate, quella con provola, acciughe e fiori di zucca.

mastaniello amma cucena
Scale per accedere alla spiaggia Cala Nave. Sulla destra, si scorge, tutto in bianco, l’ingresso del ristorante pizzeria Mast’Aniello

Chi vuole mangiarla può andare al ristorante pizzeria Mast’Aniello. Se non si ha voglia della pizza, sul posto si possono trovare anche buoni piatti a base di pesce per un ottimo rapporto qualità/prezzo. Altro pregio di Mast’Aniello: la gentilezza e la velocità del personale. 

Per una pizza o una focaccia al taglio fujenn & magnann invece, c’è sempre l’intramontabile forno, l’unico, il solo originale a via Ulivi, poco prima del Giardino. Ottima, sul posto, anche la brioche col tuppo per la colazione.

il forno a ventotene amma cucena
Lo storico forno di Ventotene – Foto by @cucenellista

E per finire in bellezza, non posso non citare la mia nuova destinazione preferita per i gelati, l’Art Cafè, sorto al posto dell’affittacamere Osvaldo. C’è ancora la mattonella con la mongolfiera sulla parete esterna con lo storico nome dell’albergatore. Si tratta di una gelateria rivenditrice di prodotti Lavezzi. Hanno un ottimo pistacchio, devo dire!

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Dettaglio di una decorazione del cortile interno dell’Art Cafè, a via Muraglione – Foto by @cucenellista

Anche la stracciatella non è male, per trovare i pezzi di cioccolato, come direbbe una zia di mia madre autoctona, non si deve menà o ciat pe’ sott************. 

Dimenticavo quasi… Di ritorno da un bagno a Cala Rossano, una sosta al Gabbiano per una granita artigianale ai fichi ci sta tutta.

cala rossano amma cucenà
Vista su Cala Rossano, andando verso il Gabbiano – Foto by @cucenellista

Ogni volta che penso a Ventotene, oltre ai sapori tipici dell’isola, mi ricordo anche del negozio di souvenir di Rafilina, all’inizio di Via Cala Nave. Rafilina sulla sinistra, Andreina, sua figlia sulla destra. L’una ti elenca “o pallon”, “o far“mmiez a torr” “piazza chiesa” e le altre bellezze dell’isola diventate magnete, tazza o piattino. L’altra ti rasserena con un “ce l’abbiamo” se ti servono gli occhialini per nuotare, un sottopentola, una grattugia e anche le chiavi del cimitero.

negozio di Rafilina
Tazza acquistata nel negozio di souvenir di Rafilina, che ora mi accompagna ogni volta che bevo il tè a Lille – Foto by @cucenellista

Rafilina giocava con mia madre quando erano bambine, aret o muraglion, con tutt’ e criatur della zona. C’era anche una certa Bruna, poi emigrata in america e sempre menzionata con affetto e nostalgia da mia mamma e l’amica d’infanzia. È piacevole ascoltare i loro ricordi di un tempo rispolverati a ogni nuovo incontro sull’isola, come i souvenir sopravvissuti a un lungo inverno e pronti per le vetrine di una nuova estate.

Passa Santa Candida…

Quest’anno, è passata pure Santa Candida, è passata senza passare con la sua barchetta per le strade dell’Isola. È passata, mentre il giorno dopo franava la strada che porta a Punta dell’Arco ‘ncopp ‘o Muoio i terr*************.

Lei è passata. Ma non è passata, non passa e non passerà mai inosservata. Non passa neanche la malinconia del ricordo di quei 21 settembre di tanti anni fa, di quando si doveva andare via da Ventotene. Il castello giallo, la chiesa rosa, le rampe, Santo Stefano e le sue sbarre difficili da vedere con occhi lontani diventavano sempre più piccoli, fino a sbiadirsi in un azzurro di mare, come quei sogni afferrati solo per la coda al risveglio.

Sono affezionata alla processione di Santa Candida, la prima che sono riuscita a vedere da vicino per superare la paura dei botti. Quei rumori di allora sono l’inverno di adesso. Mani via via sempre più fredde avvinghiate al manubrio della bici. Il naso e la bocca coperti, la pioggia sul volto, le foglie ai bordi della strada. Il mare troppo lontano. Passerà anche l’inverno. Pass u sant, passa fest**************, ma per fortuna, invece, certi santi non passano mai.

Come colonna sonora di questo post, oltre alle note della banda musicale di Ventotene, non poteva mancare L”uva fogarina, nella versione di Orietta Berti. Il Fogarina è un vitigno storico dell’Emilia Romagna, portato alla notorietà grazie al tormentone folk del Duo di Piadena.

liett astritt cocchet mmiez, arò mangian 5 mangian pur 8, pur riec e pur rurec*: letteralmente “letto stretto coricati in mezzo”, è un’espressione usata per dire che più persone si stringono per dormire sullo stesso letto. “Arò mangian…”: si aggiunge un posto (in realtà più di uno) a tavola: dove mangiano 5 persone (che sono i componenti ad esempio di una famiglia), ne mangiano anche 8, anche 10 e addirittura 12.

riec e nuje rint **: dieci di noi. Riprende il verso della canzone di Tony Tammaro “Scalea”, “andare in vacanza riec e nuje rint a na stanza”.

sett ott ‘e nuje***: sette o otto di noi. È un’espressione detta da una signora di Torre Annunziata qualche anno fa per rispondere alla domanda “quante persone vivono nella vostra casa”. La signora rispose “simm je , mia figlia, simm sett ott ‘e nuje, cu tutt i bambin”. L’intervento della signora può essere facilmente ascoltato su youtube, digitando la ricerca “Incendio a Torre Annunziata”.

Santa Patrona dei pescatori e dei contadini.**** : la fonte sulle origini di Santa Candida è VisitLazio. Ventotene è un’isola tanto piccola quanto ricca di storia. Chi si trova sul posto, può approfondire la parte storica del periodo romano con una visita guidata a Villa Giulia o alle Cisterne romane con Elena Schiano di Colella. Suo l’intervento al minuto 21:40 di “Ventotene borghi d’Italia (Tv 2020) per spiegare anche quello che si può trovare visitando il Museo archeologico dell’isola. Per avere un’idea dell’evoluzione della struttura del carcere di Santo Stefano in diverse epoche storiche (epoca borbonica, Regno d’Italia, repubblicana.. fino al 1965, anno in cui il carcere venne chiuso definitivamente), invece, consiglio la visione di questa spiegazione effettuata da Salvatore Schiano Di Colella nel 2014. Per ulteriori approfondimenti storici su Ventotene, si consigliano inoltre le letture dei libri di Filomena Gargiulo: “I ventotenesi”, “Ventotene una comunità per decreto. Storia dell’isola 1771-1861“, “Ventotene, isola di confino. Confinati politici e isolani sotto le leggi speciali (1926-1943)”

pe’ ciel assai luntan*****: per cieli molto lontani. Per questa espressione mi sono ispirata a “pe’ terre assai luntane” il nome di un evento che si tiene ogni anno a Ischia, a settembre, per ricordare gli ischitani emigrati in America.

“stuppacchio”******: Secondo il dizionario di barlettano Papagnol, “conglomerato di qualcosa, malloppo, mappazza”. In questo contesto lo stuppacchio è una specie di palla fatta di stracci e bagnata col petrolio.

a mmiez a torre*******: a piazza castello.

S’araprev u cascion********: in senso figurato, “si apriva il baule”, baule delle cose conservate nella naftalina… Usata qui per dire che i cantanti erano di un’altra epoca (in procidano, è un’espressione che io uso molto).

è nu juorn r fest ca par Natal*********: è un giorno di festa che sembra Natale (in procidano).

Diana**********: si tratta della Diana pirotecnica, la sveglia il giorno in cui viene celebrato il santo.

puparuol ‘mbuttunet***********: peperone imbottito (in procidano).

menà o ciat pe’ sott************: è un’espressione che non avevo mai sentito prima, neanche da mia nonna. L’ha usata quest’estate una sua sorella di Ventotene, ma le persone più giovani della famiglia non la conoscono. Per come l’ho capita io: se mena o ciat pe’ sotto (si butta il fiato da sotto) per aprire un varco nella ricerca di qualcosa (in questo preciso contesto, la ricerca dei pezzetti di cioccolato della stracciatella).

‘ncopp ‘o Muoio i terr*************: sul Moggio di terra, località in cui il 21 settembre 2020 c’è stata una frana (per informazioni, leggere l’articolo de IlMessaggero).

Pass u sant, passa fest**************: “Passa il santo, passa la festa. Una volta passata la ricorrenza non ha più senso festeggiare.

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