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	<title>pasta mista di mare &#8211; Amma Cucenà (food &amp; travel blog)</title>
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	<description>Ricette, indirizzi di ristoranti, dritte mangerecce, aneddoti caserecci e molto altro...</description>
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	<title>pasta mista di mare &#8211; Amma Cucenà (food &amp; travel blog)</title>
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		<title>Pasta mista con pescato di paranza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cucenellista]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Sep 2021 19:16:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricette sfiziose]]></category>
		<category><![CDATA[cucina procida]]></category>
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<p>Chiedere mezz’ora di permesso senza dare spiegazioni mentre si sta in teleworking<em> cu’ i francisi </em>o prendere lo stesso tempo in una giornata di ferie solo e semplicemente per…. andare alla paranza da Solchiaro alla Marina! Eh sì, ci sono riti che proprio non si possono spiegare. Dal lunedì al venerdì, verso le 15h-15h15 &#8211; tranne tra settembre e ottobre, che ci sta il fermo biologico &#8211; si parte e si va a vedere cosa si è pescato ed esposto nei<em> cascettini </em>e nei polistiroli della paranza. “<em>Muvimmece ca sinò nun truvamme cchiù niente!</em>”* esortava mio padre abbottonando l’ultimo bottone della camicia a quadri <em>p’ascì </em>(per uscire)<em> </em>indossata rigorosamente ogni volta che si andava alla paranza d’estate.</p>



<p>Papà riconosceva a vista la freschezza del pescato. Se aveva dubbi, prendeva in disparte me e mia madre, sempre in prossimità del cascettino sospetto, e diceva “<em>‘sti pisce u piscatore ca r’a pischéte è muorto re vicchiaia</em>”**: la sentenza che avrebbe catapultato i nostri occhi speranzosi su altri <em>cascettini</em>.</p>



<p><em>Cicaredde </em>(canocchie)<em>, cuocci </em>(gallinelle di mare), <em>tutanieddi</em>, <em>miezzi pisce</em> (triglie, merluzzetti e suaci), alici, <em>secce</em> (seppie) e <em>pulepetiéddi</em> sono una costante nei cascettini in bella mostra sul banco della paranza. C’è solo l’imbarazzo della scelta. </p>



<p>Quest’estate mi sono recata un paio di volte alla paranza per provare a riprodurre, personalizzandola, una pietanza che non <em>ebbe origine sull’isola di Ponza</em>, bensì a Ventotene o, almeno, non so se è proprio nata sull’isoletta, visto che è proposta da vari chef nazionali, ma io l’ho assaggiata lì la prima volta.</p>



<p>Si tratta di una pasta mista di mare che il ristorante il Giardino a Ventotene preparava l’anno scorso, ad agosto, con pesci di scoglio. La mia versione è con pescato di paranza e, come tutti i piatti che si provano a riprodurre per prolungare le atmosfere di un posto o di una stagione, è un po’ come l’estate che trasciniamo verso le soglie dell’autunno, insieme all’asciugamano verso riva, a Cala Nave, dalle cinque in poi, per prendere l’ultimo pezzetto di sole del pomeriggio, insieme agli ultimi raggi di tepore settembrino.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="750" height="550" src="https://www.ammacucena.it/wp-content/uploads/2021/09/Paranza-Cala-Nave.jpg" alt="" class="wp-image-1254" srcset="https://www.ammacucena.it/wp-content/uploads/2021/09/Paranza-Cala-Nave.jpg 750w, https://www.ammacucena.it/wp-content/uploads/2021/09/Paranza-Cala-Nave-300x220.jpg 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /><figcaption>Spiaggia Cala Nave a fine pomeriggio (settembre 2021) &#8211; Foto by @Cucenellista</figcaption></figure>



<p>Preparare la pasta mista a distanza di tempo e spazio dal primo assaggio è anche come alzare lo sguardo per vedere tra una stella e l’altra quel puntino luminoso e mobile che sta diventando la mongolfiera lanciata poco prima, durante la novena di Santa Candida, è guardare nostalgica e incantata i lineamenti del fratello della nonna trascinare e calcare quelli di lei, da Ventotene a Procida, da Procida a Ventotene.   </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="750" height="550" src="https://www.ammacucena.it/wp-content/uploads/2021/09/Paranza-Mongolfiera.jpg" alt="" class="wp-image-1255" srcset="https://www.ammacucena.it/wp-content/uploads/2021/09/Paranza-Mongolfiera.jpg 750w, https://www.ammacucena.it/wp-content/uploads/2021/09/Paranza-Mongolfiera-300x220.jpg 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /><figcaption>Una delle mongolfiere (u pallone) lanciate durante la novena di Santa Candida dal 10 al 20 settembre, giorno della Santa (settembre 2021) &#8211; Foto by @Cucenellista</figcaption></figure>



<p>Più che legittima, quindi, quella mezz’ora di latitanza &#8211; per cui si è comunque chiesto permesso &#8211; per recarsi alla paranza a procurarsi gli ingredienti fondamentali di questa ricetta. Una volta scelto il pescato e di ritorno a casa, mani alle forbici e<em> fruvicini</em> (forbicette) per la pulitura, attività meditativa da me sempre molto apprezzata, come a ripetere i gesti precisi e lenti della nonna. Di quella nonna di Ventotene. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Ingredienti per 4 persone</h2>



<ul class="wp-block-list"><li>⅕ kg di <em>cicaredde</em> (canocchie)</li><li>3 calamari medi</li><li>3 <em>cuocci</em> (gallinelle di mare)</li><li>Una manciata di totanetti (se disponibili)</li><li>300 grammi di pomodori datterini</li><li>5-6 pomodorini per il brodo</li><li>6 cucchiai di olio EVO</li><li>Mezzo bicchiere di vino bianco</li><li>Due spicchi d’aglio</li><li>Peperoncino se gradito o pepe nero q.b</li><li>Un ciuffetto di prezzemolo</li><li>400 grammi di pasta mista</li></ul>



<h2 class="wp-block-heading">Procedimento</h2>



<p>Una volta pulito e sciacquato tutto il pescato, disporre le canocchie intere in una pentola e farle saltare 3-4 minuti a fuoco lento fino a quando non diventano rosacee. Farle raffreddare e sgusciarle. Separare la polpa dai gusci e le teste che andranno conservati. Mettere gusci e teste in una pentola media piena d’acqua (il necessario per preparare un brodino), aggiungere 5-6 pomodorini, uno spicchio d’aglio, un po’ di prezzemolo e un pizzico di sale. Lasciare il tutto sul fuoco a fiamma bassa per almeno un’ora.</p>



<p>In una padella antiaderente mettere 6 cucchiai di olio EVO, uno spicchio d’aglio, una punta di peperoncino se gradita e 300 grammi di pomodori datterini tagliati a metà. Lasciare appassire i pomodori a fiamma bassa per 7-8 minuti. Aggiungere i <em>cuocci</em> interi e i totanetti, sfumandoli a fiamma alta con mezzo bicchiere di vino bianco. Abbassare di nuovo la fiamma e lasciare cuocere per 10-15 minuti. </p>



<p>Pulire e aprire i calamari che saranno grigliati mentre la pasta si cuoce.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="750" height="522" src="https://www.ammacucena.it/wp-content/uploads/2021/09/procedimento-paranza-1.jpg" alt="" class="wp-image-1256" srcset="https://www.ammacucena.it/wp-content/uploads/2021/09/procedimento-paranza-1.jpg 750w, https://www.ammacucena.it/wp-content/uploads/2021/09/procedimento-paranza-1-300x209.jpg 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /><figcaption>Fasi del procedimento della ricetta: dall&#8217;alto a sinistra, i cuocci, a destra le cicarelle, in basso a sinistra il brodino con i gusci di cicarelle e, a destra, il calamaro grigliato &#8211; Foto by @Cucenellista</figcaption></figure>



<p>Prelevare i cuocci dalla padella e spolparli facendo attenzione a eliminare tutte le spine. Mettere le polpe di nuovo nella padella col sugo e i totanetti. Aggiungervi anche la polpa di cicarella preparata precedentemente.&nbsp;</p>



<p>Filtrare il brodo di cicarelle, portarlo a ebollizione e cuocervi la pasta mista senza completarne la cottura. Quando la pasta è in una fase precedente alla cottura al dente (assaggiare), prelevarla con una schiumarola e terminare la cottura nel sughetto a fiamma bassa. Aggiungere del brodo di cicarelle se risulta asciutta. Mentre si effettua questa fase, grigliare i calamari e tagliarli a striscioline: bastano 1-2 minuti, <em>na vuciata e na girata sinò addiventa tuosto***.</em></p>



<p>Quando la pasta risulta al dente e il calamaro è grigliato e tagliato, impiattare decorando ogni porzione con striscioline di calamaro e ciuffetti di prezzemolo fresco.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Daniele Silvestri - La Paranza" width="750" height="563" src="https://www.youtube.com/embed/lhh6JXeEkqU?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
</div><figcaption>La colonna sonora di questo post è la Paranza, perché, latitanza dai <em>francisi </em>a parte, è la canzone che mi parte in testa ogni volta che devo andare alla paranza a Procida, anche se le prossime volte che preparerò questa ricetta, ascolterò soprattutto <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.youtube.com/watch?v=ROTHk2rC_Ic" target="_blank">Peppino &#8216;o suricillo</a> per ricordare le serate di piazza Castello nell&#8217;ultimo settembre ventotenese.</figcaption></figure>



<p class="has-small-font-size"> “<em>Muvimmece ca sinò nun truvamme cchiù niente!</em>”* : Sbrighiamoci altrimenti non troviamo più niente (riferito al pescato del giorno da acquistare presso la paranza).</p>



<p class="has-small-font-size"> “<em>‘Sti pisce u piscatore ca r’a pischéte è muorto re vicchiaia</em>”**: Questi pesci il pescatore che li ha pescati è morto di vecchiaia.  </p>



<p class="has-small-font-size"> <em>Na vuciata e na girata sinò addiventa tuosto***</em>: Girare velocemente da una parte all&#8217;altra altrimenti si indurisce. </p>
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